"Posso definirti un cantastorie? Un rapsodo?
Tu canti la vita, dunque l’amore per una donna, il vino, l’amicizia, e un filo di precarietà e stanchezza – appena un filo! – attraversa i testi.
Dopotutto canti la vita vera, perciò imperfetta, quella dove si è stati per una sera quasi amanti e si vive controvento e certi treni sono già passati…
Il tuo tono (di voce, parole e musica) è sempre lieve, così come Calvino delle Lezioni Americane intendeva la parola leggerezza: leggerezza della pensosità, non della frivolezza.
Intanto, tu dici, la vita è questa, qui ed ora, e non si può non amarla… Sempre cercando, intorno e dentro di sé, i piccoli miracoli, le piccole epifanie che svelino il senso riposto del caos del mondo.
Mi piace il fatto che tu canti la semplicità con cui si ama il mondo e quel che dal mondo creato viene: certe lune, certe albe, le foglie, il vento, i sassi del mare, i silenzi…
Mi arriva dalle tue canzoni un senso delizioso di pace e di armonia.
Che sia perché la nostra è un’età forte?" "Giulia Alberico"